Eccola, la legacy di Obama

Noi iraniani l’arma nucleare non la vogliamo fare, né ora né mai, e dovete credermi, perché il mio governo ha pieno potere sul negoziato con l’occidente, e lo stallo in cui ci siamo infilati finirà. Con queste parole dette in un’intervista alla Nbc americana, il quieto presidente della Repubblica islamica d’Iran, Hassan Rohani, ha messo il sigillo sulla sua “operazione charme” nei confronti della comunità internazionale in vista del grande appuntamento della settimana prossima: l’esordio all’Assemblea nazionale delle Nazioni Unite. Tutto è pronto per il suo grande discorso e soprattutto per bilaterali che soltanto l’anno scorso erano impensabili.
17 AGO 20
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Noi iraniani l’arma nucleare non la vogliamo fare, né ora né mai, e dovete credermi, perché il mio governo ha pieno potere sul negoziato con l’occidente, e lo stallo in cui ci siamo infilati finirà. Con queste parole dette in un’intervista alla Nbc americana, il quieto presidente della Repubblica islamica d’Iran, Hassan Rohani, ha messo il sigillo sulla sua “operazione charme” nei confronti della comunità internazionale in vista del grande appuntamento della settimana prossima: l’esordio all’Assemblea nazionale delle Nazioni Unite. Tutto è pronto per il suo grande discorso e soprattutto per bilaterali che soltanto l’anno scorso erano impensabili: si sta lavorando anche a un incontro con il presidente americano Barack Obama – non si sa se sarà “accidentale”, come è tutta la politica estera della Casa Bianca, o se è già pianificato, ma a guardare il portavoce presidenziale, quel Jay Carney che abbiamo visto sudare freddo più volte nel suo appuntamento quotidiano con i giornalisti, si capisce che c’è grande eccitazione nell’entourage obamiano. L’apertura di Rohani è quanto di meglio potesse accadere a un presidente a caccia della sua legacy: ci pensate? Obama può passare alla storia come il presidente che ha fermato la Bomba iraniana. E l’ha fatto con la mano tesa, coi messaggi, con le lettere, con qualche minaccia, con il muso duro contro Israele che invece farebbe blitz armati in ogni momento – con il soft power. Ci pensate? I liberal guardano scettici Obama per il suo Nobel per la Pace dato preventivamente e sconsideratamente, ed ecco che tutto si ribalta: la più grande minaccia esistente – l’arma nucleare in mano agli ayatollah che pregano per la scomparsa di Israele e dell’occidente – viene spazzata via con la forza della diplomazia. Esiste forse una legacy più scintillante?
Poi magari Rohani sta bluffando, gli basta giusto farsi vedere buono per qualche mese, allentare le sanzioni che gli stanno soffocando il paese, e andare avanti con il programma nucleare (non sarebbe la prima volta). Ma tutti vogliono credere che Rohani faccia sul serio, anzi, diciamo pure che Rohani fa sul serio, tanto non c’è nessun leader oggi – Israele a parte, s’intende – e nessuna opinione pubblica che si sognerebbe di mettere in piedi un’offensiva contro l’Iran. Così il “moderato” di Teheran può giocarsi tutto il suo credito di fronte alla comunità internazionale e alla Guida Suprema, e Obama può vantare un capolavoro diplomatico davvero impressionante. Il costo di questo “grand bargain” a lungo sognato e finalmente a portata di mano pesa tutto sull’opposizione al regime di Bashar el Assad e sui bambini siriani gasati con il sarin. Pur in versione “moderata”, Teheran chiede a Washington di stare fuori dalle faccende mediorientali. E Washington ha già dimostrato di non avere tutta questa voglia di infilarcisi. E non è poi così inutile, la riluttanza: l’impunità di Assad val bene una legacy.